Skip to main content

Full text of "Sulla coxa valga : nota"

See other formats


COXA VALGA 



Nota 

del dott. prof. RlCCARDO GALEAZZI 

DIRETTORIO DELL’ISTITUTO RACHITICI DI MILANO, DOCENTE DI ORTOPEDIA 
NELLA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

letta al Reale Istituto Lombardo di Scienze e Lettere 

0 

nell'adunanza del 17 maggio 1906. 




MILANO 

TIPO-LIT. REBESCHINI DI TURATI E C. 



1906. 



I 






Estratto dai Rendiconti - del R. Isl. Lomb. di se. e lett., Serie II, Voi. XXXIX, 1906. 




SULLA COXA VALGA. 



Nota 

del dott. prof. Riccardo Galeazza 

Direttore dell’ Istituto Rachitici di Milano. 
Docente di ortopedia nella R. Università di Pavia. 



Se le ricerche cliniche più recenti vanno sempre più confer- 
mando l’opinione che le anomalie nella direzione del collo femorale 
non sono che l’espressione anatomica di affezioni della più diversa 
natura, noi siamo tuttavia ben lontani da una conoscenza perfetta 
delle loro origini e del loro meccanismo. 

E difatti, benché la patologia della coxa-vara, grazie ai lavori 
fondamentali di E. Miiller, di Hofmeister, di Kocher, ecc., sia 
meglio conosciuta di tutte le altre varietà di deviazioni dal tipo 
normale del collo, tuttavia non si può considerare ancor chiuso il 
suo capitolo, inquantochè, per portar un esempio, una distinzione 
patogenetica ed anatomopatologica fra la coxa vara statica ed il 
varismo del collo dell’artrite deformante non è tuttavia sicura- 
mente fondata. 

L’affermazione 'è poi verissima per quanto riguarda la coxa valga, 
forma morbosa ancora molto oscura, di cui è appena messa fuori 
di dubbio l’esistenza da alcune osservazioni isolate. 

La letteratura di questa anomalia del collo femorale è difatti 
rapidamente trascorsa: 

Lasciando da parte i casi di coxa valga d’origine traumatica, 
in cui la direzione abnorme del collo aveva la sua origine in un 
callo deforme da frattura pregressa (Thiem, v. Bruns, Kònig, 
Hoffa) la serie più interessante di osservazioni di coxa valga ci è 
offerta dall’Albert che l’avrebbe riscontrata in stati patologici di- 
versi dell’arto inferiore tra i preparati anatomici del museo di 



9 



K. GALEAZZl, 



Vienna (paralisi infantile, rachitide, osteomalacia, osteomielite pel- 
vica, esostosi multipla, ginocchio valgo, lussazione congenita del- 
l’anca). Clinicamente, oltre ad un caso di coxa valga congenita 
bilaterale recentemente descritto da David, troviamo accennato ad 
un aumento nella ampiezza dell’angolo femorale nella lussazione 
congenita (Luning-Schulthess, Schede) e nei monconi di amputa- 
zione (Lauenstein). Abbiamo infine le osservazioni cliniche di coxa 
valga, cosidetta primitiva, (li Hofmeister e di Manz, per le quali 
però la diagnosi fu fondata sopra una sintomatologia così incerta 
e spesso irrazionale (Manz) che lascia forti dubbi sulla sua esat- 
tezza. 

Einora pertanto un valgismo del collo non accompagnato da 
quelle lesioni dell'arto inferiore a cui si ritiene legata questa ano- 
malia cervicale (paralisi, inattività, lussazione congenita) e confor- 
tato dal reperto radiografico, non fu ancora pubblicato. 

Le cause della scarsa letteratura esistente sopra questa defor- 
mità dell’anca sono attribuite alle rarità dell’affezione ed alla sua 
limitata importanza pratica, inquantochè essa viene dai più consi- 
derata semplicemente come uno stato anatomico anormale, privo 
di spiccate manifestazioni cliniche. 

Orbene le mie ricerche mi trarrebbero a conclusioni alquanto 
diverse. Anzitutto la misura metodica del collo femorale praticata 
suU’immagino radiografica in un grande numero di individui gio- 
vani, mi avrebbe portato a concludere che le oscillazioni fisiolo- 
giche nell'angolo femorale sono alquanto più ampie che non quelle 
stabilite da Hoffa. 

In individui perfettamente normali mi fu dato riscontrare che 
l’angolo di direzione di Alsberg ascendeva a 53-55° e persino a 58° 
senza anomalie nell’andatura, nè disturbi funzionali di sorta. 

Esisterebbe cioè, secondo i miei studi, un certo grado di val- 
gismo ancora fisiologico che io penso possa essere in relazione con 
un’anormale disposizione, probabilmente congenita, della linea epi- 
fisaria superiore del femore. 

Io ho constatato che la direzione normale di questa cartilagine 
epifisaria superiore del femore, è normalmente segnata da una linea 
parallela a quella che segna l’apertura normale della cavità coti- 
loidea ed è evidente che, dato l’accrescimento normale delle linee, 
epifisarie, l’angolo di direzione del collo debba variare a seconda 
dell’inclinazione di questa linea epifisaria. 



SU li LA COXA VALGA. 



3 



Orbene, costantemente, in tutti quei casi in cui esisteva un certo 
tracio di valgismo del collo, la linea epifisaria formava un angolo 
più o meno pronunciato coll’apertura della cavità cotiloidea. 

Noi ne troviamo una prova evidente nella radiografia che illu- 
stra il caso di coxa valga congenita pubblicato da David: in essa 
noi vediamo che la linea tracciata dalla cartilagine interepifisaria 
è quasi normale alla linea di apertura cotiloidea. 

Inoltre io ho ripetutamente potuto confermare quauto le ricerche 
anatomiche di Albert e di Turner e le osservazioni cliniche di 
Lauenstein hanno messo in evidenza, che cioè l’eziologia della 
coxa valga risiede molto spesso in tutti quei momenti che allon- 
tanano il peso del corpo dalla testa femorale od esercitano una 
trazione sull’estremità inferiore, come avviene negli arti ciondolanti 
dei paralitici. 

Ma ho altresì constatato che vi hanno speciali condizioni nelle 
funzioni dell’anca nel periodo dell'accrescimento, che anche indi- 
pendentemente dallo scarico e dal ciondolamento dell’arto infe- 
riore, sono capaci di indurre una esagerazione nell’ampiezza del- 
l’angolo femorale; così a ragion d’esempio, allorquando è distur- 
bato l’ equilibrio muscolare dell’ articolazione coxo-femorale nei 
suoi rapporti colle ossa che la compongono, bacino e femore, si 
possono in questi creare delle singolari condizioni statiche di pres- 
sione e di trazione, capaci di modificare l’inclinazione dell’angolo 
cervicale, provocando una coxa valga che io chiamerei funzionale. 

A conferma di quanto io asserisco, riproduco qui la radiografia 
dell’anca sinistra di un giovane paralitico, che aveva però sempre 
camminato su di essa, in cui esisteva un validissimo psoas, mentre 
erano quasi completamente paralizzati i muscoli esterni dell’anca 

(fig- 1). 

Ora in questo caso il meccanismo di produzione del valgismo 
dell’anca mi sembra possa essere chiaramente esplicato, conside- 
rando le condizioni in cui avveniva normalmente la marcia in questo 
individuo. Ad ogni passo la muscolatura sana del psoas entrava in 
forte contrazione, esercitando una potente trazione sul trocantere 
minore, e di questa abbiamo le prove anatomiche nell’abnorme 
sviluppo assunto da questa tuberosità, ben messo in evidenza dalla 
radiografia, mentre contempcraueamente tronco e bacino, per la 
debolezza dei muscoli esterni dell’anca e per la sublussazione com- 
plicante dell’anca, inclinandosi verso l’esterno e posteriormente 



4 



K. GALKAZZr, 



venivano ad esercitare delle pressioni e delle trazioni in senso 
inverso sulla testa e sul collo del femore. Ed ecco come dal per- 
sistere di queste influenze contrarie, per un lungo periodo di 
tempo, sullo estremo superiore del femore in via di sviluppo, risulta 
chiaramente esplicata la produzione di quel grado rilevante di val- 
gismo, che osservavasi in questo paziente. 

La misurazione sistematica dell’angolo cervicale, compiuta natu- 
ralmente con tutte le cautele indispensabili per evitare gli errori, 




h'ig. 1 . 



mi ha permesso di raccogliere un certo numero di casi in cui per 
essere uno degli arti rimasto per un lungo periodo di tempo in 
adduzione esagerata per malattie diverse dell’anca, per cui 1 arto 
del lato opposto era stato mantenuto dall obliquità del bacino in 
una posizione di abduzione permanente, si era prodotto un mani- 
festo grado di valgismo tino a misurare 140M42 0 l’angolo di Mi- 
kulicz e 50-55° l’angolo di Alsberg. 





SULLA COXA VALGA. 



0 



Ma oltre a questa coxa-valga funzionale legata a stati patologici 
diversi dell’arto inferiore o del bacino, si hanno indubbiamente dei 
casi di valgismo del collo, di cui la patogenesi è molto oscura, 
mancando qualsiasi altra manifestazione morbosa. 

Io ho potuto studiare iu meno di sei mesi due osservazioni ve- 
ramente tipiche di questa lesione, le quali, per essere le prime che 
si pubblicano, corredate dai reperti radiografici, ed in cui fu appli- 
cato un intervento chirurgico razionale e fortunato, sembratimi degne 
di particolare interesse. 

La prima osservazione riguarda una robusta ragazza di 12 anni 
(Redaelli Emilia di Usinate), senza precedenti di rachitide, appar- 
tenente a famiglia povera ed in disgraziate condizioni di igiene e 
di nutrizione. La data delle prime manifestazioni dell’alterazione 
funzionale è ben precisata dalla paziente e dalla famiglia; per cui 
è stabilito in modo sicuro lo sviluppo della deformità nel periodo 
di due anni. 

A nessuna causa nota può presumibilmente attribuirsi la sua 
origine, mancando traumi, reumatismi, o fatti infettivi. 

Le manifestazioni subiettive si limitarono in questo caso a dei 
dolori all’articolazione dell’anca sinistra, più accentuati alla regione 
interna, a facile stanchezza e ad una limitazione di movimenti 
della giuntura. 

All’esame funzionale osservavasi nella ragazza un’andatura carat- 
teristica, oltreché per lo zoppicameuto evidente, per una obliquità 
spiccata del tronco dall’avanti all’indietro e da sinistra verso destra, 
obliquità che scompariva soltanto quando l’ammalata comminava 
coll’arto inferiore sinistro in una esagerata rotazione esterna. In 
tale posizione eretta e cogli arti paralleli, il bacino appariva obliquo 
per modo che la spina ilica anteriore superiore appariva in un 
piano anteriore ed inferiore rispetto a quella di destra, mentre 
si osservava una scoliosi statica convessa verso destra ed una leg- 
giera esagerazione della lordosi lombare fisiologica. 

Notavasi altresì un leggero grado di valgismo del ginocchio si- 
nistro. Nella posizione abituale di riposo, la ragazza fletteva leg- 
germente la gamba sinistra, assumendo l’attitudine di chi sta sopra 
la gamba destra. 

Spiccata appariva la differenza nel profilo delle due anche, in- 
quantochè la radice della coscia sinistra, perduta la normale con- 
vessità, appariva appianata, come risulta evidente nella fotografia 
(fig. 2). 



0 



K. GAI.EAZZ1, 




Invitata l’ammalata a tenere la posizione eretta unicamente so* 
stenendosi sull’arto sinistro, allora si verificava un fenomeno carat- 
teristico: una esagerata inclinazione del bacino e del tronco verso 
il lato portante: questo sintomo, inverso al fenomeno di Trende- 
lemburg, è reso abbastanza evidente dalla fotografia che ho ripro- 
dotta (fig. 3). 



In decubito dorsale e ad arti paralleli le spine iliache distavano 
in misura diversa dal piano del letto (cm. 12 1 j ì a sinistra e 11 cm. 
a destra) e questa differenza si accentuava tentando di correggere 
la rotazione esterna dell’arto. 

La distanza dalle spine iliache ant. sup. al malleolo interno era 
di 2 cm. maggiore a sinistra che a destra. 



Fig-. 3. 



SULLA COXA VALGA. 



< 



Il movimento di flessione passiva si compieva normalmente 
mentre quello di abduzione andava oltre i limiti normali fino a 
fare colla linea mediana del tronco un angolo di 75°, laddove i 
movimenti di adduzione e di rotazione interna erano, si può dire, 
aboliti. 

Il gran trocantere non era palpabile che con grandissima diffi- 
coltà e si trovava 2 cm. al disotto della linea di Roser-Nelaton : la 




t'igr 4. 



verticale del triangolo di Bryant misurava a sinistra 10 cm. mentre 
quella di destra misurava appena 8 cm. 

Molto dimostrativa è l’immagine radiografica dell’estremo supe- 
riore del femore; essa è l’espressione del valgismo al suo più alto 
grado; inquantochè il collo femorale era la continuazione in linea 
verticale della dialisi, la quale sembrava arrotondarsi al suo estremo 
superiore per formare la testa femorale (fig. 4). Questa, benché di 
proporzioni normali, veniva ad essere, per la sua direzione anor- 
male, in contatto solamente colla parte alta del notile colla sua 
metà interna. 




8 



li. GALEAZZE 



In nessun punto dell’estremità superiore del femore si avevano 
traccie di fratture pregresse, e le superficie articolari apparivano 
liscie e regolari. 

La seconda osservazione si riferisce ad un’altra ragazza di 13 
anni (U. Giuseppina di Abbiate Guazzone), nella quale è pure 
esclusa la rachitide per i dati anamnestici accuratamente raccolti 
dalla famiglia e dal medico curante e per l’assenza di note ob- 
biettive. 

A differenza del caso precedente, pare che in questa malata 
l’andatura fosse fin dai primi passi alquanto difettosa; però un 
vero zoppicamento sarebbe stato osservato soltanto da 4-5 mesi, 
contemporaneamente alla comparsa dei dolori assai vivi alla re- 
gione dell’anca destra, dolori che si accentuavano nei primi passi 
dopo un prolungato riposo. 

I sintomi obbiettivi erano in questa inalata più accentuati che 
nella prima: l’oscillazione del tronco assai più pronunziata per 
modo che la ragazza camminava coll’arto sinistro in abduzione e 
leggiera flessione, mentre il tronco si inclinava fortemente verso 
questo lato nel momento in cui avveniva l’appoggio sull’anca de- 
forme. 

Cosi pure appariva più esagerata la rotazione esterna abituale 
e la scoliosi convessa sinistra. 

La differenza di lunghezza negli arti era di 1 J /a cm. e di 1 cm. 
era pure abbassato il gran trocantere sulla linea di Roser-Nelaton. 
come pure evidente appariva l’ appianamento del profilo esterno 
dell’anca destra. 

Notavansi in questo caso un certo grado di atrofia dei muscoli 
glutei e di quelli della coscia: l’unico movimento limitato era 
quello dell’adduzione. 

L'immagine radiografica non è in questo caso meno dimostrativa 
che nel caso precedente. Se il valgismo era meno grave, si aveva 
però un’alterazione nella forma della testa femorale, la quale aveva 
perduta la sua sfericità per avvicinarsi alla forma di un fungo; di 
più una forte porzione di essa veniva a rimaner fuori della cavità 
cotiloidea (fig. 5); per modo che il peso del tronco non si trasmet- 
teva più dal bacino al punto più alto della testa, ma ad una por- 
zione declive della sfera; e questo vale a spiegare l’andatura oscil- 
lante, quasi di lussata, che presentava questa paziente. 

Queste due osservazioni portano un contributo allo studio della 



SULLA COXA VALGA. 



0 



coxa valga, inquantochè esse mi hanno permesso di mettere in ri- 
lievo alcuue manifestazioni di questa anomalia che valgono a de- 
linearne meglio la fisonomia anatomopatologica ed il quadro clinico. 

Rimangono però assolutamente all’oscuro i momenti eziologici 
in entrambi i casi ed io non posseggo alcun elemento per emet- 
tere un’ipotesi fondata in proposito. 




Fifr. 5. 

In nessuna delle due pazienti esistevano traccie di rachitide in- 
fantile o tardiva e per quanto la mancanza di segni obbi.ettivi non 
permetta di escludere in modo assoluto una leggiera forma dell’in- 
fanzia, trascorsa senza lasciare traccie di sè, rimane tuttavia poco 
plausibile l’ipotesi che questa alterazione dello scheletro abbia la- 
sciato come unica manifestazione una lesione deH'estremo supe- 
riore di uno dei femori, poiché il leggiero grado di ginocchio valgo 
che osservasi in una di esse — la prima descritta — è certamente 




IO 



li. n-ALEAZZI, 



ila interpretarsi come una forma statica, anche perchè di data re- 
cente. 

E poi a me pare assai difficile spiegare il meccanismo per cui 
un processo rachitico potrebbe produrre una coxa valga, mentre è 
così frequente e così razionalo la genesi della deformità opposta, 
lo penso che non si possa considerare il valgismo come una defor- 
mità da carico ed in realtà per quante ricerche io abbia fatto nel 
ricco materiale di rachitici che ho a mia disposizione, non mi fu 
dato di scoprirne. 

E poi la dimostrazione di questa eziologia ammessa dagli autori, 
seguendo le affermazioni di Albert, non la possediamo ancora, in- 
quantoehè delle due fotografie di preparati anatomici che questo 
autore ci dà per esempio, una soltanto presenta una deformità di 
tutto il capo femorale con un reale valgismo del collo. 

Nei casi di Lauenstein e di Ilofmeister in cui fu imputata la 
rachitide pregressa nel l’infanzia come causa della deformità, la 
mancanza di una radiografia non ci permette dati sicuri sulla di- 
rezione e sulla forma del collo e sui caratteri dell’anomalia. 

Nella prima delle mie osservazioni, la radiografia dell’anca del 
lato opposto, mi dimostrava un incurvamento, una vera torsione 
del collo femorale colla convessità rivolta verso l’alto, per cui si 
potrebbe pensare ad una alterazione statica dell’anca del lato op- 
posto; nell’altro caso però l’estremità superiore del femore dell’al- 
tro lato appariva perfettamente normale, per cui anche qui l’ezio- 
logia rimane profondamente oscura, a meno che non si voglia dare 
importanza alla evidente alterazione nella forma della testa per 
avvicinare la natura di questa alterazione a quella dell’artrite de- 
formante dell’anca. 

I /assenza di qualsiasi malattia costituzionale o lesione dell’ap- 
parato scheletrico muscolare o nervoso potrebbe far credere ad 
una malformazione congenita, tanto più nel secondo caso in cui 
un’anomalia nell’incesso fu osservata fin da quando la bambina 
incominojò a camminare: contro questa ipotesi però parlerebbe 
l’unilateralità della lesione. 

Per parto mia io sarei, col progredire della mia esperienza nelle 
lesioni dell’anca, sempre più inclinato ad ammettere che questa 
parte dello scheletro umano, sottomessa ad una funzione così im- 
portante e così gravosa, debba andare soggetta a disturbi nel pro- 
cesso di osteogenesi, che finora rimangono a noi oscuri, ma di cui 



SUIi LA COXA VALGA. 



abbiamo spesso in clinica delle manifestazioni evidenti, sia sotto 
forma di dolori all’anca, così frequenti nell’adolescenza, sia con 
contratture simulanti delle vere coxiti che traggono in errore 
non di rado anche i pratici più provetti, i quali lasciano una traccia 
nelle alterazioni della forma del capo femorale o nella direzione 
del collo. 

Pertanto, secondo la mia opinione che, ripeto, è una semplice 
ipotesi, io sarei condotto ad ammettere che queste anomalie di 




Fif? •> 

forma e di direzione del collo femorale possano trovare la loro 
origine in disturbi funzionali del processo di osteogenesi del capo 
femorale. 

Se noi raccogliamo dai reperti obbiettivi le manifestazioni cliniche 
più salienti, noi vediamo delinearsi un quadro clinico completo e 
caratteristico, quale finora non fu ancora descritto. 



12 



K. GAIjRAZZI, 



Oltre ai sintomi rilevati come patognomonici da Ilofmeister e da 
Manz, che primi descrissero la deformità, o cioè la posizione di 
abduzione e di rotazione esterna dell'arto, colla limitazione dei 
movimenti in senso contrario, io ho potuto constatare l’esistenza 
dei seguenti sintomi, che .acquistano valore in quanto si riscon- 
travano in entrambe le osservazioni; 

Anzitutto la presenza di dolori nella regione dell’anca, dolori 
più vivi dopo un prolungato riposo e che scomparivano nel decu- 
bito dorsale; secondariamente un allungamento reale dell’ arto 
di l 1 /a _ 2 cm.; un appianamento del profilo normale dell’anca per 
una situazione più profonda del gran trocantere e la sede dell’a- 
pice di questa tuberosità al disotto dalla linea di Roser-Nelaton. 

Infine sono importanti a rilevarsi e l’andatura caratteristica do- 
vuta all’obliquità del tronco per compenso della rotazione esterna 
dell’arto e l’alterazione nel meccanismo dell’anca reso evidente da 
numerosi segni, ma principalmente dall’inclinazione anormalmente 
esagerata del tronco verso il lato della coxa valga, quando l’in- 
dividuo si appoggia unicamente sull’arto di questo lato. 

Evidentemente le cause di quest’ultima manifestazione debbono 
essere complesse: io penso che essenzialmente essa sia reclamata 
dalla necessità dell’equilibrio per lo stato di abduzione dell’arto e 
la forma anormale dell’estremo superiore del femore; con quest’in- 
clinazione istintiva del tronco, si ottiene che l’asse di gravità passi 
per l’arto che serve di sostegno. 

Dalle due riferite osservazioni cliniche di coxa valga scaturi- 
scono due fatti indiscutibili: 

1. ° — La loro frequenza relativa maggiore di quanto dagli 
autori siasi finora creduto, poiché, anche tenuto conto della ric- 
chezza eccezionale del materiale clinico dell’Istituto Rachitici di Mi- 
lano, l'aver potuto raccogliere due casi cosi classici e dimostrativi 
in meno di sei mesi, mi lascia pensare che, collo studio metodico 
di tutti i malati, che accusano qualche disturbo funzionale dell’anca, 
col sussidio della radiografia, il numero delle osservazioni di coxa 
valga abbia ad aumentare. 

2. ° — La mancanza di fondamento dell’opinione quasi una- 
nime degli autori che sia questa un’anomalia anatomica senza im- 
portanza pratica dal lato clinico: in entrambi i casi dame studiati 
i disturbi funzionali prodotti dalla deformità erano tutt’altro che 
insignificanti e con un carattere così netto di progressività da im- 
porre un intervento. 



SULLA coxa valga. 



13 



Prima d’ora nulla si era tentato per portare rimedio ai disturbi 
prodotti da questa deformità. David ha veramente cercato di mi- 
gliorare le condizioni statiche degli arti nel caso di coxa valga 
congenita bilaterale da lui descritto, mantenendo le anche immo- 
bilizzate per sei settimane in apparecchio gessato in rotazione in- 
terna ed adduzione esagerate; ma io dubito che questo rimedio 
abbia potuto portare risultati' durevoli. 







Nei casi miei così gravi, io non potevo sperare di ottenere qual- 
che risultato, se non modificando la forma anatomica del capo fe- 
morale, ed è quello che io ho fatto, ricostituendo la forma normale 
dell’estremo superiore del femore. 

Convinto che per tutte le anomalie di* direzione del collo, la 
sede di elezione per un intervento correttivo abbia ad essere la 
base del collo e non la regione sottotrocanterica, e d’altra parte 
volendo valermi delle forze rappresentate dàlie potenti masse mu- 
scolari che s’inseriscono sul gran trocantere, per trascinarlo in alto, 



14 



R. GALEAZZA 






io ho in entrambi i casi praticata l’osteotomia sottoperiostea del 
collo femorale nel suo punto d’inserzione alla diafisi. 

Questa fu fatta attraverso una breccia lineare creatami con una 
incisione verticale della lunghezza di 10 cm. tra il sartorio ed il 
fascia-lata, la prima volta coll’osteotomo convesso di Codivilla, la 
seconda volta con uno scalpello piano. 

Suturata completamente la ferita, ho applicato all’arto una leg- 
gera trazione capace di opporsi ad un forte spostamento dei fram- 
menti, senza impedire l’ascesa lenta e graduale del gran trocantere. 

11 processo di guarigione fu in entrambi i casi perfettamente afeb- 
brile e regolare; nel decorso postoperativo ho seguito (tasso (tasso, 



t 




con successive prove radiografiche l’ascensione del gran trocantere 
(ter opera dei muscoli pelvi-trocantcrici, che, giunto il momento 
opportuno, ho arrestata con un apparecchio in gesso col quale ho 
fatto camminare le operate in 15“ e 20* giornata. 

Con questa operazione innocua io ho ottenuta la guarigione per- 
fetta in entrambi i casi e non solo guarigione anatomica, ma anche 
funzionale. Le radiografie delle anche dopo l’operazione (fig. 6-7) 
stanno a provare l’eccellenza del risultato ottenuto. Se nel primo 
caso il callo non riuscì perfettamente regolare, nella seconda ope- 
rata rimane, unica traccia della sezione ossea eseguita, un leggiero 
ingrossamento fusiforme della base del collo. 



SULLA coxa valga. 



15 



Dai diagrammi riprodotte nelle figure 9 e 10 ognuno può rile- 
vare come sia l’angolo femorale ritornato normale in entrambi i 
casi. 

Nel primo l’angolo di inclinazione da 160° gradi discese a 130° 
gradi e nel secondo da 169° a 130°: l’angolo di Alsberg subì le 
seguenti modificazioni: 

1. ° da 67° a 47°. 

2. ° da 94° a 40°. 

L’osteotomia essendo stata completamente extraarticolare, le 
anche conservarono naturalmente la loro perfetta mobilità e l’an- 




datura delle due ragazze ridivenne e perdura, a più di un anno di 
distanza, assolutamente normale. 

Questo risultato veramente lusinghiero, non solo mi fa ritenere 
essere il metodo da me seguito, il più razionale per correggere 
questa anomalia del collo femorale, ma per essere uguale a quello 
che io ho in molti casi ottenuto nella cura della coxa vara, mi 
convince una volta di più che rosteotomia basilare del collo è la 
via più razionale per correggere tutti i difetti di inclinazione e di 
forma del collo femorale. 



16 



E. GALEAZZT, SULLA COXA VALGA. 



letterati; ra. 

Albert, Zar Lehre von der sogennanten Coxa cara und Coxa valga. 
A. Holder. Vienna 1899. 

David, Beitrag zar Froge der Coxa valga. Mouatschrift fìir orthop. und 
physikal. Heilmethoden. 1904, N. 5. 

Gangolphe et Hau, Sur un cas de coxa valga. Revue d’ortliopédie 1902, 
N. 4. 

Hofea, Lehrbuch dee Fraktureri and Luxationen. 1904, S. 10 und Lehr- 
bueh der Orthop. Chirurgie, 1905. 

Hofmeister, Coxa vara, eine typische Schenkelhalsverbiegung . Beitr&ge 
zur kliu. Chir. Bd. 12. S. 245. 

Komeer, Dìe normale and pathologische Anatomie des Hìlftgelmkes and 
Oberschenkels in libntgen sg raph ischer Darstéllung. — Fortschritte 
auf de/m Gebiete der R&ntgenstrahlen. Ergiinzungsband 12. 

Kòlliker, Ueber Coxa valga. Miinch. Med. Woch. 1905, N. 36, S. 1718. 

Lanenktein, Bemerku ngen za devi Neig a ugsivì nkel des Srhenkelhalses. 
Arehiv. f. Klin. Chir. Bd. 40 S. 248. 

LOning, Schilthess, Alias ami Grundriss der Orthop. Chinirgie. 1901, 
S. 475. 

Manz, Die Ursachen dee statischen Schenkelhalsverbiegung. Beitrlige zur 
Klin. Chirurgie Bd. 28, S. 29. 

Schede, Die angeborene Luxation des Hii ftgelenkes. Fortschritte auf 
dem Gebiete der Rontgenstrahleu . Heft 4. 

Thiein , Schenkelhalsbruch mit Verltìngernng des lleines. Coxa valga 
traumatica. Verhdl. d. deut. Gesell. tur Chirurgie 1897. 

Turnek, Ueber die sagena. Coxa ralga. Zeitschrift f. Orthop. Chir. Bd. 
13 Heft I.